...
Cari amici,
da alcuni mesi il nostro Comitato è impegnato (non solo, con noi altri CCRR in Italia stanno seguendo la medesima linea) in uno sforzo complesso – come, ahimè, sempre succede - per il rispetto di regole esistenti, e sovente ignorate, che riguardano direttamente il ruolo stesso della FIDAL quale Federazione specifica dell’atletica leggera.
Sono piuttosto amareggiato e sconfortato nel constatare come un qual certo accentuato senso di “anarchia” sia piuttosto diffuso nel nostro mondo.
Il Comitato piemontese non ha alcuna volontà repressiva nei confronti di alcuno e, tanto meno, vuole creare difficoltà particolari a chi opera appassionatamente a favore dell’atletica leggera sia come organizzatore che dirigente o praticante.
La necessità, tra l’altro facente capo a normative ben chiare a da tempo esistenti, è quella di dare al mondo dell’atletica la dimensione più vera distinguendo in modo preciso tra ciò che è attività di tipo agonistico e ciò che invece è il grande settore dello “sport per tutti” (termine con il quale molti si sciacquano la bocca, ma scimmiottando poi quello che è il ruolo precipuo delle Federazioni Sportive) che riguarda l’attività non agonistica libera appunto a tutti.
Come potete vedere e capire il tema tocca lo spirito stesso della pratica sportiva. Spirito che il CONI e lo Stato italiano hanno da tempo ben individuato nelle due suddette classificazioni.
Da qui il ruolo delle Federazioni Sportive quali uniche guide dello sport agonistico (tra l’altro soggetto a regole molto chiare anche in tema di tutela della salute).
Sono veramente stufo di sentire ingiustificati attacchi alla FIDAL. Ancor più quando questi giungono da persone che palesano in modo evidente interessi diretti rispetto a questo tema.
Più di una volta poi queste persone sono le stesse che pretenderebbero tutele rispetto a concomitanze o concorrenze organizzative per le loro manifestazioni, ma poi attaccano il sistema nel nome di una “falsa” libertà (perché il fare tutto ciò che si vuole non è mai vera libertà) quando debbono organizzare attività diversa spacciando per non agonistico ciò che in effetti lo è.
Il nodo vero è, a mio parere, proprio nello stabilire con chiarezza ciò che è agonistico e ciò che non lo è. Io credo sia piuttosto lapalissiano individuare in agonistico ciò che configura un battersi per una classifica finale.
Quindi non agonistica dovrebbe essere una prova dove la classifica non esiste ma, come detto sopra, lo spirito sportivo governa la manifestazione nel senso di fare sport e basta.
Questo tipo di attività (nel rispetto delle leggi sanitarie dello Stato) è a disposizione di tutti.
La classifica naturalmente non è il solo metro per individuare una prova agonistica.
Esistono anche i premi. E’ chiaro che se si distribuiscono premi in base ad un ben definito ordine di merito (1°, 2°, 3° etc…) è difficile dire che non si sia fatto agonismo, direi del tutto impossibile.
Se si rispettassero questi parametri credo che da tempo si sarebbe già risolto ogni problema (naturalmente, e mi rivolgo agli EPS, i campionati per i propri tesserati possono avere caratteristica agonistica).
Cari amici, organizzatori e praticanti, vi interessa far fare e fare sport o agonismo? Se vi interessa che si dia enfasi al risultato finale, a chi vince, ai tempi ottenuti, al piazzamento, ai premi di classifica la strada sono le attività governate dalle Federazioni Sportive (la FIDAL per l’Atletica).
Se l’importante è fare della pratica al di là del tempo ottenuto, del piazzamento ricavato, del premio ricevuto allora lo “sport per tutti” è ampiamente sufficiente.
Vedete dunque che ne la FIDAL, ne il CONI ne lo Stato vogliono imporre nulla. Vogliamo solo si rispettino regole limpide che distinguono ciò che qualche riga più sopra ho già definito come diverso spirito sportivo.
Non per nulla conosco moltissimi appassionati che della classifica finale, del premio, del tempo realizzato non gliene importa nulla. Amano correre, misurarsi con se stessi e stare con gli altri a condividere quella passione.
Nella maggior parte dei casi sono tesserati FIDAL e non si pongono minimamente il problema di libertà.
Si sentono liberi totalmente di fare lo sport che amano e ben contenti di farlo all’interno di regole chiare.
Un’ultima domanda: perché questo problema non sussiste quando parliamo di atletica in pista? Come mai la battaglia si accende dove i numeri sono alti (anche in relazione alla frequenza agonistica possibile) come nel caso del podismo su strada?
Il dubbio più insistente è che gli interessi non siano quelli rivolti prevalentemente a soddisfare chi corre ma, piuttosto, di poter attingere senza limite e regole da questo grande bacino di appassionati per avere prove numericamente ricche di partecipanti.
Lo dico con chiarezza perché la FIDAL non è un organizzatore e non ha interesse ad avere 1,10,100 o 1000 atleti in più ad una gara, ma tesserati che si riconoscono nel movimento.
Alla FIDAL interessa che le regole siano rispettate e il suo ruolo di Ente guida a livello sportivo agonistico in questo campo venga salvaguardato e rispettato.
Alla FIDAL interessa che le gare siano controllate sotto il profilo regolamentare, cronometrico, prestativo, di tutela salutistica (in primis che ogni atleta abbia il suo attestato di idoneità) e di legalità (ciò comporta un controllo che è svolto dai giudici e regolamentato e sostenuto dalla tassa di approvazione gara).
Noi vi vogliamo tutti nella nostra famiglia se si fa agonismo, così come siamo pienamente disposti alla massima collaborazione con tutti nel campo della promozione dell’atletica leggera là dove non si fa agonismo ma si propone il volto pienamente amatoriale dell’atletica.
Siamo tanto convinti di questi riferimenti che individuano i diversi soggetti dirigenziali ed organizzativi del mondo dello sport che ci farebbe enormemente piacere fosse il CONI Regionale ad entrare nel dibattito, e ad esprimere la sua chiara posizione quale “Federazione delle Federazioni Sportive”.
Mi pare che tale posizione di rispetto del CONI quale organo supremo per il movimento dello sport fughi ogni offensiva insinuazione su di una nostra posizione arrogante o impositiva, ma evidenzi la piena disponibilità non solo al dialogo quanto anche alla umiltà a rimettersi alla interpretazione sul territorio dell’organo guida del nostro mondo sportivo.
Naturalmente molti sanno che in questi giorni la FIDAL Nazionale sta incontrando gli EPS proprio per dare vita alla nuova convenzione. Io, come molti altri Presidenti Regionali, ho fatto delle proposte perché il dialogo fosse aperto e, soprattutto, equo nei diritti e doveri di entrambe le parti. La FIDAL sta stendendo una bozza di convenzione che sottoporrà agli Enti di Promozione Sportiva.
Mi auguro possa essere un passo in avanti capace di scrivere con chiarezza (in passato non sempre è stato così) i ruoli della collaborazione.
Grazie dell’attenzione, della comprensione (se me ne vorrete dare) e delle riflessioni che eventualmente questa mia lettera di famiglia potrà suggerirvi.
Con affetto.
Maurizio Damilano - Presidente Fidal Piemonte